Antiche strade che servivano a far viaggiare sul dorso d’asino o muli  i turisti fino alla cima del cratere, oggi idividuate in 11 sentieri riconosciuti dal Parco Nazionale del Vesuvio.

Il mulo, strumento indispensabile per intraprendere la “professione” era costantemente curato e ben mantenuto, veniva pulito e adornato per renderlo piacevole agli occhi dei passanti ed era ben nutrito per evitare che sentisse troppo la fatica del suo compito.

Il rapporto tra il mestierante e il suo “animale sostegno” era sempre molto forte, tanto che ognuno rappresentava la forza dell’altro. Il mulo non era impiegato soltanto per scopi turistici, era importante strumento di lavoro dei boscaioli del passato.

I mulattieri trascorrevano anche mesi nei boschi durante il periodo del taglio degli alberi per ricavarne la legna: carovane trainate da muli muovevano dal sentiero già alle tre del mattino, e trasportavano la materia per il camino, utile per affrontare l’ inverno, nel paese più vicino. Il mulo era dunque un’arma necessaria al sostentamento umano e il mulattiere era in genere un uomo stimato cui venivano assegnate cariche pregiate.

Alcuni tra loro avevano in gestione i forni a legna del paese che servivano per la cottura del pane quotidiano; ciò comportava l’ alto onere di dovere garantire l’approvvigionamento quotidiano, consistente in almeno 8 o 10 fasci di legna e fascine; i lavoratori venivano ripagati non in denaro, ma in natura, con forme di pane per la famiglia.

Una delle prime mulattiere , identificate con un nome ben preciso, è la Mulattiera Fiorenza costruita da una richiesta di concessione del Bartolomeo Fiorenza, in società con l’ingegnere Gennaro Matrone, specializzato in “ponti e strade” e archeologo per passione e intuito , che per rendere più agevole l’arrivo in vetta, ma principalmente per contrastare quella diavoleria della funicolare che minacciava di spostare tutto il flusso turistico dal lato di Ercolano, scelse di investire un bel gruzzolo nella realizzazione di una strada “mulattiera” che agevolasse il cammino verso la vetta. Per questo motivo, e per evitare invidie e mugugni, costituì una società ad hoc con il suo compaesano Bartolomeo Fiorenza.

I due – ma in principio compare solo Fiorenza – stipulano nel 1892 un contratto con il Demanio, che permette loro la «occupazione di una zona di terreno … che, partendo dalla località denominata “Atrio”, sale serpeggiando sino al cratere;  ciò allo scopo di costruire una strada mulattiera … ». Successivamente , nel 1904, dal fianco di Boscotrecase e Ercolano la Strada Matrone, realizzata da Gennaro Matrone,  sostituisce la Mulattiera Fiorenza, per raccogliere i passeggeri della ferrovia Circumvesuviana , che, diretti a Pompei, sostavano per visitare il cratere del Vesuvio.

Sul versante di Ercolano , nel 1950 Antonio Matrone, nipote di Gennaro,  emulò  l’impresa per rendere possibile la salita fino a quota 1.030 m., intercettando i flussi turistici da Napoli. Nel 1955 la strada venne resa percorribile alle auto ed inaugurata il 28 febbraio.

Dal Fianco di Somma Vesuviana parte la mulattiera “ a’ traversa”  a 750 m dal livello del mare, cha attraversa il comune di Somma da occidente ad oriente, fino a raggiungere il “sentiero di punta del Nasone”.

Tra i progetti dell’Associazione quello di valorizzare ogni antico sentiero che ricade nel territorio di Torre del Greco e immediatamente limitrofi,  traducendoli in percorsi culturali, storici, paesaggistici, geonaturalistici, botanici, contemplativi, ricreativi.