Dichiarati patrimonio mondiale dell’Unesco, i muretti a secco, peraltro presenti in molte regioni d’Italia, sono un perfetto esempio di armonia tra uomo e natura. 

Nell’area vesuviana i muretti a secco rappresentano la nostra carta d’identità: fatti con la lava del Vesuvio, tipicamente neri, li troviamo a delimitare le  “mulattiere”, i confini dei vari fondi e talvolta a regimare e veicolare i flussi di acqua piovana. 

Trattasi di opere di ingegneria naturalistica dove abilmente il “maestro macèria” ha raccolto e incastrato tra di loro le pietre laviche, creando recinzioni, senza l’uso di malta o cemento o qualsivoglia altro collante. 

Così, come nel mare un relitto diventa habitat per gli abitanti dell’area marina interessata, nel bosco un muretto a secco diventa l’habitat di colonie di insetti, lucertole, ragni, e vegetazione varia tipica del Vesuvio e variegata a secondo del grado di umidità della località dove è dislocato il muretto a secco, ovvero oltre alla parietaria, crescono capelvenere, ciclamini, capperi, rosmarino, e variegate ulteriori piante officinali e piante grasse.